Quanto è importante per i bambini socializzare

A differenza di ciò che si pensava nel passato, il neonato è in grado di percepire sin dai primi momenti di vita una serie di stimoli attraverso i diversi canali sensoriali: non è quindi un esserino passivo ma in grado di elaborare degli input e di rispondere agli stessi.

Il processo di socializzazione inizia già dai primi giorni di vita. Il neonato riconosce l’odore della mamma e durante le prime interazioni con le figure di accudimento comincia a strutturare la sua personalità, inizia cioè a entrare in relazione con l’altro, reagendo agli stimoli ambientali.

Lo psicoanalista J. Bowlby, nei suoi studi del 1969, rivelò che i neonati a 6 settimane rispondono al sorriso tramite uno stimolo visivo ossia a due punti neri su uno sfondo bianco; successivamente, intorno ai 4 mesi rispondono ad un volto sorridente e a 6 mesi riconoscono un viso familiare percependo le emozioni tramite le espressioni del volto e imitandole. Questo istinto di sopravvivenza permette loro di attirare le attenzioni da parte delle figure di accudimento.

In seguito, si osservò che i neonati manifestano quelle che lui definisce i “precursori” delle emozioni che coinvolgono tutto il corpo nel suo insieme e che solo attorno all’età di 9 mesi le stesse emozioni si definiscono meglio assieme alla formazione del proprio sé.

Dopo alcuni anni altri, considerarono le espressioni del volto dei neonati come una risposta emotiva che si esplicita a livello fisiologico e sollecitata da stimoli.

Succede che, quando il piccolo non ha nessun genere di interazione con la mamma, reagisce molto poco agli stimoli cadendo spesso in una condizione di sonno profondo, le espressioni del volto e i sorrisi diventano rari e mostra segni di tensione. Si chiude cioè in se stesso.